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SANTUARIO DI MOMPILIERI
SANTA MARIA DELLE GRAZIE
MADONNA DELLA SCIARA
Il
Santuario di Mompilieri, minacciato e in parte danneggiato dall’eruzione
del 1537, è stato completamente sepolto dall’eruzione lavica dell’Etna
dell’11 marzo 1669. Di fatto nel territorio di Mascalucia la località
di Mompilieri non esiste più essendo stata distrutta. La colata
lavica incandescente raggiunse l’altezza di 11 metri seppellendo e liquefacendo
case e pietre, lasciando prodigiosamente intatta, solo la statua marmorea
della Madonna. Costruito subito dopo il ritrovamento della statua
della Madonna della Sciara, avvenuto il 18 agosto 1704, il primo agosto
1923 il Cardinale Nava, Arcivescovo di Catania, erigeva canonicamente
al Santuario l’Oratorio di Mompilieri, col proposito di attrezzarlo ai
livelli degli altri grandi santuari del mondo. La Chiesa si trova in territorio
di Mascalucia, paesino a 18 chilometri da Catania e 5 Km. da Belpasso
e da Nicolosi.
Anche
questo Santuario, come tutta la storia del territorio Etneo, è
legato alla " Montagna Etna " ed alle sue eruzioni. Non si conosce
esattamente la data di costruzione dell’antica chiesa dedicata alla Madonna
dell’Annunziata e situata poco distante dall’attuale chiesa. Tuttavia
dalla bolla pontificia del 1382, che parla della successione di parroco,
a Mompilieri, del sacerdote Francesco Mostacioso, possiamo dedurre che
l’antica chiesa dell’Annunziata risalga al 1100 - 1200, forse come stazione
dei templari, visto che nel territorio Etneo possedevano dei larghi appezzamenti
di terreno. Spiegazione logica per il sorgere di questa grande chiesa,
ma ipotesi comunque difficile da dimostrare. Da scritti lasciati dal sacerdote
Don Antonio Di Urso cappellano di Mompilieri e di Massa-Annunziata, datata
25 ottobre 1688, si legge che la nostra Chiesa Maggiore chiamata dell’Annunziata
trovavasi quasi a principio del paese da parte della tramontana. La detta
Chiesa dell’Annunziata era a tre navate e le volte erano sostenute da
colonne di Sciara. La porta grande della chiesa guardava a levante ed
era vicina alla strada che calava da Nicolosi. Nell’altare maggiore era
posta l’immagine dell’Annunziata e, sopra un altro altare, l’immagine
della Gran Signora Maria delle Grazie col Bambino Gesù in braccio.
Della celestiale bellezza della suddetta statua, come delle altre due
dell’Annunziata (opera di Antonello Gagini, il più grande scultore
siciliano del secolo) e dell’Arcangelo Gabriello, mai ritrovate, ne parlano
diversi storici, tra cui il Tedeschi nella "Storia degli incendi
dell’Etna", il Prelodato Massa in "Sicilia in Pospettiva"
edita nel 1709, il Recupero nella "Storia dell’Etna",
Giovanni Alfonso Borrelli, nella "Historia et Meteorologia incendi
Aetnae 1669". Del ritrovamento dell’immagine della Vergine delle
Grazie, ritrovata il 18 agosto 1704 il Prelodato Massa, in "Sicilia
in prospettiva" cosi scrive: "... Nel 1704 con nuova lena
e vigore ripigliarono la escavazione di altri punti facilitata dalla devozione
verso la Gran vergine Madre e dagli impulsi di persona la quale per celestiale
rivelamento assicurava di non andare a vuoto l’operazione intrapresa..."
Si dimostrò non vana la rivelazione, l’immagine della Vergine Santissima
delle Grazie è stata ritrovata sopra un altare nella sepolta Chiesa
Maggiore dell’Annunziata, alla profondità di 8 metri di spessa
e durissima lava. Era il 18 agosto 1704, trentacinque anni dopo l’eruzione
e fu posta nella Chiesa costruita (l’attuale santuario) sopra l’antica
chiesa. Dalla data del suo prodigioso ritrovamento, la Madonna delle Grazie
di Mompilieri, denominata in seguito Madonna della Sciara, è oggetto
di culto da parte dei fedeli che accorrono ogni anno per celebrare il
fausto evento. Inserito in uno scenario naturale incomparabile, che a
primavera sembra risplendere dell’oro delle ginestre in fiore sparse in
tutta la zona, il piccolo Santuario sorge in una vera oasi di pace. Dall’alto
del suo piazzale, dal quale s’innalza una grande scala con altare di pietra
lavica al centro, si scorgono le aree circostanti, su cui l’occhio spazia,
oltre i tetti delle abitazioni, in lontananza, sparse sino alla vicina
Catania e al mare dello Ionio.
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